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Le acque nel ruolo territoriale del parco delle mura rinascimentali di  Padova

(arch. Vittorio Spigai)

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1.  Amissi del Piovego, Comitato Mura, Italia Nostra - Padova, Gruppo Giardino Storico Università di Padova, Gruppo speleologico ESCA, Amici del Selvatico, Filosofia di Vita, Incivliis, Gruppi urbanistica e contesto e Coord. Parco Mura&Acque Padova, oltre all’Ordine degli Architetti e al Collegio degli Ingegneri

   

Premessa

 

Da molti anni, alcune delle maggiori associazioni culturali della città1 stanno mobiltandosi e portando avanti il progetto del Parco delle Mura rinascimentali di Padova e del sistema fluviale territoriale che da esso si origina e permane, essendogli complementare e strettamente connesso sin dalla fondazione della città.

Con esse, studiosi di varia formazione - relativamente autonomi ma dialoganti tra loro e con le istituzioni - organizzano mostre, eventi e momenti informativi e di visita, con un notevole numero di saggi e articoli, sul web e sugli organi di stampa.

Parallelamente, l’Associazione Amissi del Piovego, la Cooperativa Sociale Piovego e l’Università, come descritto in alcuni degli articoli di questo numero di Galileo, stanno ammirevolmente coniugando impegno sociale,

ricerca e informazione; ma anche prime azioni

concrete per la valorizzazione dei fiumi e canali

cittadini, in una logica di ampio respiro.

 

Il Parco negli strumenti urbanistici

 

L’idea del Parco è, sin dal piano di Piccinato, ben presente negli strumenti urbanistici locali ed è stata recentemente descritta e ribadita - in modo puntuale e del tutto condivisibile - sia nel nuovo Piano degli Interventi (approvato nel 2023) sia nel Piano del Verde (approvato nello stesso anno).

Si sta così consolidando, se pur lentamente, un’idea di grande portata ecologica, culturale e urbanistica, capace di cambiare radicalmente l’immagine e la vivibilità dell’intero capoluogo e della rosa dei fiorenti comuni dell’hinterland, dai colli Euganei, alla nuova ciclabile Treviso Ostiglia, al Parco del Sile, al Veneziano e alla laguna, al delta del Po.

Il sistema del Parco non è invece presente nel PUMS, il piano intercomunale della Viabilità Sostenibile.

 

3 In avverso al riconoscimento di tale ruolo, il nuovo PI recepisce lo strappo storico e irreversibile all’unitarietà del Parco nell’importante e vasto settore del Giustinianeo (v. Fig. 5), avvenuto con l’Accordo di programma sui due poli ospedalieri nel 2020 (cfr. numero speciale di Galileo n. 263, Quali politiche per il centro storico? gen-feb 2023.

5.  “Il volume complessivo da demolire con riconoscimento di crediti edilizi è pari a circa 50mila metri cubi e la superficie ri-naturalizzata e liberata per la realizzazione del Parco è di circa 16mila metri quadrati.” (dalla Relazione generale del PI 2023).

a) Il Piano degli Interventi

 

Il nuovo Piano degli Interventi (PI) di Padova è efficace dal 10 marzo 2023.2

Il Parco delle Mura viene confermato dal PI precedente, sia nel suo ruolo di maggiore permanenza storico culturale e paesaggistica della città3, sia per le sue valenze a livello territoriale.4

Si legge nella Relazione generale:

“Il Piano introduce gli strumenti per incentivare il potenziamento e l'integrazione del Parco delle Mura e delle Acque, di valenza ecologica, paesaggistica, storica e identitaria.”

Nel suo ruolo urbano, il Piano “individua con apposita grafia gli edifici incongrui per i quali è prevista la demolizione/rinaturalizzazione finalizzata alla creazione del Parco. A seguito dell'introduzione del perimetro dei cosiddetti manufatti incongrui, come definiti dall'articolo 2 della Legge regionale n. 14 del 2019, sono stati riclassificati da classe "D" a classe "E" tutti gli edifici interessati da questi perimetri, per

consentire l'ampliamento del Parco.5

2.  Il PI “si rapporta con il bilancio pluriennale comunale, con il programma triennale delle opere pubbliche e con gli altri strumenti comunali settoriali previsti da leggi statali e regionali e si attua attraverso interventi diretti o per mezzo di piani urbanistici attuativi (PUA), in coerenza e in attuazione del piano di assetto del territorio (PAT)”. Articolo 17 della legge regionale 11 del 2004. Come è noto ha scadenza quinquennale.

4 Qui e nelle pagine a seguire, i testi tra virgolette sono sono trascritti da PADOVA NET - Rete civica del Comune di Padova.

Fig. 1

Il Piano degli Interventi (2023):

a corona della città compatta, efficace rappresentazione dei “nuclei della campagna insediata”.

 

Fig. 2

Piano degli interventi.

I maggiori parchi fluviali.

Il sistema territoriale verde-blu è continuo tra Brenta, Piovego, Roncajette,
Scaricatore, Bacchiglione e Brentelle. Il sistema risulta continuo e ben collegato al settore sud del Parco delle Mura; ma è evidente
la mancanza di corridoi verdi d’interconnessione tra il perimetro Nord del Parco e il parco lineare lungo il Brenta.

Un problema non
facile ma risolvibile con un futuro affinamento del Piano.

 

Fig. 3

Il Piano degli interventi,

 il Parco delle Mura, la rosa dei parchi pubblici adiacenti e i maggiori parchi lineari lungo fiumi e canali.

 

 

 

PI - Scala territoriale

 

Per quanto concerne il Parco delle Mura nel contesto territoriale, sempre nella Relazione generale, il PI ne riafferma chiaramente l’importanza nel contesto della cintura metropolitana:

“I grandi parchi urbani e territoriali assumono valenza ecologica e paesaggistica per la rete delle infrastrutture verdi e blu. Sono riconoscibili quattro macro famiglie di grandi Parchi nella città consolidata e nell’area metropolitana:

 

1) il Parco anulare delle Mura a corona della città antica, di valenza ecologica, paesaggistica, storica e identitaria;

 

2) i Parchi urbani (Parco delle Mura, Parco Morandi, Parco delle Farfalle, Parco Milcovich, Parco Iris, Parco Europa, Parco dei Faggi, etc.),

ricompresi nella rete e nella costellazione degli

spazi pubblici e privati della città consolidata;

 

3) la rete anulare del Parco dei Fiumi (Parco Brentelle, Parco Basso Isonzo, Parco Roncajette, Parco Fistomba, etc.), imperniata sui corridoi fluviali principali del Brenta, Bacchiglione e Brentelle e sulla rete urbana storica dei canali Piovego, Scaricatore, Voltabarozzo e S. Gregorio;

 

4) i Parchi urbani e territoriali della città policentrica (Parco Gozzano, Parco Isola di Torre, Parco degli Alpini, etc.), a corona della cintura metropolitana insediata.

 

Sono indicati i seguenti obiettivi, rimandando anche alle scelte lungimiranti e tuttora attuali, del piano Piccinato:

 

“Rispetto al sistema dei Grandi parchi urbani e territoriali, come sopra definiti (illustrati nella Fig.3), si elencano i principali Indirizzi che hanno guidato l'elaborazione del nuovo PI […]:

1. completare il Parco delle Mura come sistema anulare verde e ciclopedonale, comprensivo dei tratti murari storici superstiti restaurati e da

restaurare, oltre che di specifici interventi su spazi ed edifici contermini quali ad esempio quelli liberati e/o liberabili a seguito della demolizione degli edifici incongrui e conseguente rinaturalizzazione delle aree;

2. qualificare il Parco dei Fiumi come cerniera tra il Parco delle Mura della città storica e il Parco agricolo periurbano, potenziando e implementando i sistemi vegetali lineari, i sentieri e le piste ciclabili di fruizione naturalistica, i sistemi lineari di esondazione controllata e/o fitodepurazione;

3. integrare i Parchi urbani e territoriali della policentrica e ricucire la costellazione del verde;

4. implementare e potenziare la rete dei Grandi parchi e le aree di forestazione urbana attraverso l’applicazione di strumenti compensativi e/o premiali, incentivando la rigenerazione ecologica, paesaggistica e funzionale dei cosiddetti “cunei verdi” del Piano Piccinato.”

 

 

PI - Scala urbana

Fig. 4

Piano degli interventi Centro storico di Padova. Obiettivi:

1– valorizzazione del sistema delle Mura;

2 – Ripristino della continuità del canale;

3 – Riqualificazione delle aree prospicienti le mura;

 4 – Riqualificazione degli assi viari.

Con diverse campiture sono evidenziati il “Sistema Prato della Valle”, i due siti UNESCO “Orto Botanico” e “Urbs Picta”.

   
Un retino grigio, in legenda con l’anodina descrizione “città consolidata”, indica i comprensori del Giustinianeo e del ‘ex Macello S. Massimo, il parco Margherita Hack e tutti i bastioni, che sono parti integranti e complementari del Parco. Non compaiono le grandi aree della ex Caserma Prandina e dell’ex Caserma Salvi (qui aggiunti e evidenziati con campitura gialla), vasti comparti anch’essi componenti essenziali del Parco.

Fig. 5

Piano degli interventi Centro storico di Padova (2023):

“Usi e modalità d’intervento”.

Unione delle 13 tavole per il centro storico.

Sono rappresentate, con diverse campiture di verde, le aree del Parco delle Mura, ivi compreso il vasto complesso della ex Caserma Prandina nel settore a Ovest delle Mura. Stranamente, anche qui, è esclusa l’area dell’ex Caserma Salvi.

   

Nella planimetria è anche evidente l’interruzione/cesura in corrispondenza del comparto ospedaliero del Giustinianeo, stralciato dal centro storico con l’Accordo di programma del 2020. Una frattura irreversibile - a cui, sin dal 2017, si sono opposti invano numerosi intellettuali e associazioni della città7 - che interrompe la continuità architettonico-paesaggistica, fruitiva - ed anche ecologica - del Parco.

 

7.  Cfr. Galileo n. 263, op.cit.

Nel PI, a scala della città e del centro storico, il Parco e la cintura dei viali extra moenia, sono assunti, assieme al “Sistema Prato della Valle” e ai due siti UNESCO “Orto Botanico” e “Urbs Picta”, come entità progettuale unitaria di carattere architettonico, culturale e paesaggistico.

Per il sistema Mura è prevista una serie di interventi per la sua maggiore leggibilità, con riapertura e ripristino dei fossati coperti e altre misure per il graduale ripristino delle fasce di rispetto (trasferimento delle volumetrie con demolizione degli edifici incongrui).6

 

PI - Mobilità e accessibilità

Il PI nella parte della Relazione generale che tratta dei sistemi infrastrutturali di scala ampia, dedica un intero capitolo alla mobilità dolce: “La rete pedonale e ciclabile risulta strategica non solo per gli spostamenti interni, ma anche per gli spostamenti di relazione inter-quartiere, da e verso il centro città.
6.  Peraltro, benché la scala del disegno e le rappresentazioni molto accurate lo avrebbero consentito, non vengono indicati i corsi d’acqua interrati nel ‘900. Vi è una forte resistenza alla riapertura dei canali, forse perché si teme comportino nuove fasce di rispetto. Dopo anni di proposte, osservazioni agli strumenti urbanistici, articoli sui giornali, etc., si è infine ottenuto che venga riaperto un tratto del canale Alicorno e sembra che nel masterplan del Giustinianeo sarà previsto un parziale recupero dell’antico canale di S. Massimo, uno dei tracciati d’acqua che ha originato la città.

Sono individuate tre reti della mobilità dolce:

1. rete dei tracciati strutturanti di area vasta, che integrano i percorsi ciclabili esistenti e hanno la funzione di collegare le aree centrali dei comuni contermini. Si segnala a tal proposito il grande raccordo anulare ciclabile di collegamento tra i rioni della città policentrica;

2. rete della ciclabilità diffusa, derivante in particolare dall’integrazione e dal completamento dei tracciati radiali esistenti, nonché dall’introduzione di misure di moderazione della velocità (strade 30km/h) e dal conseguente ridisegno degli spazi pubblici di alcuni quartieri ("Città 30");

3. rete del tempo libero e del loisir, che si sviluppa prevalentemente lungo fiumi e canali e che nella sua estensione oltre i confini amministrativi potrà trovare connessioni con le ciclovie di rilevanza nazionale (Ciclovia Adriatica, Ciclovia Venezia-Torino VenTo). Obiettivo del PI è di potenziare la rete ciclabile,

sia quella di collegamento tra il Centro città e i Comuni confinanti sia quella interna all'area urbana, lungo fiumi e canali e lungo le trasversali di connessione tra di essi, in ambito urbano e rurale.”8

Vengono inoltre indicate le nuove linee della rete tranviaria (SIR 1, 2, 3) ma non la localizzazione dei relativi parcheggi dissuasori, né si esplicita quale supporto potrebbero fornire per una nuova mobilità delle ciclabili lungo fiumi e canali nelle forme di mobilità dolce e turismo sostenibile che potranno svilupparsi in funzione del Parco.

 

 
8.  Qui e nelle pagine a seguire, i testi tra virgolette sono sono trascritti da PADOVA NET - Rete civica del Comune di Padova.
 
   

Fig. 6

Il Piano degli interventi Schema generale della rete ferroviaria e tranviaria.

Il perimetro del Parco delle Mura è intersecato/servito dalle tre linee SIR 1, 2, 3 che entreranno in funzione nei prossimi 2-3 anni:

oltre che alla stazione centrale (tutte le linee), a Largo Meneghetti-ex porta Porciglia e via Giustiniani (linea SIR 3),

al Bassanello (linea SIR 1), a porta Savonarola (linea SIR 2).

   

I punti d’intersezione sono qui evidenziati con cerchi verdi.

Il Piano del Verde

 

Il "Piano del verde", approvato nel marzo 2022 dall’attuale Amministrazione, è “ uno strumento volontario, integrativo della pianificazione urbanistica generale, che definisce il "profilo verde" della città a partire dai suoi ecosistemi naturalistici fondamentali, con la previsione di interventi di sviluppo e valorizzazione del verde urbano e periurbano.”9

Il "Piano del verde" rappresenta “uno strumento strategico che guida le politiche di trasformazione urbanistica locale e le conseguenti scelte dell’Amministrazione comunale in materia di verde pubblico, definendo i principi e fissando i criteri di indirizzo per la realizzazione di aree verdi pubbliche.”

“Tra gli obiettivi più specifici del Piano vi sono:

migliorare le condizioni complessive del territorio comunale, urbano e periurbano, dal punto di vista ecologico e dei servizi ecosistemici forniti dalla componente vegetale;

9.  Anche qui i testi tra virgolette sono tratti dalla Relazione al Piano del Verde, PADOVA NET, op.cit.

approfondire e sviluppare l’analisi degli spazi aperti e del verde pubblico e privato attuali, al fine di pianificare le nuove aree verdi e definire gli indirizzi e i criteri per la progettazione;

individuare le possibili connessioni ecologiche tra diverse aree a valenza naturalistica o a destinazione agricola e tra queste e l'ambito urbano, includendo anche le componenti blu (aree umide, fiumi, canali, etc.), fornendo le prescrizioni per la mitigazione delle infrastrutture grigie, degli insediamenti produttivi e degli interventi di trasformazione previsti;

pianificare e gestire il verde pubblico in modo da aumentare la biodiversità del territorio;

aumentare e migliorare la continuità spaziale e la connettività ecologica dei vari sistemi verdi e blu nell’ottica delle infrastrutture verdi;

prevedere, dove possibile, la realizzazione di aree verdi con funzione di mitigazione degli impatti antropici, localizzate ai margini delle aree infrastrutturali, specialmente viarie, utilizzando le specie opportune;

 promuovere azioni di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento attivo di tutti i portatori di interesse nella co-gestione partecipata e inclusiva del verde.”10

lI Parco delle Mura e delle Acque, viene assunto come elemento ormai consolidato dell’urbanistica della città, aperto al territorio:

“non è un parco circoscritto, bensì un sistema complesso di paesaggio storico, naturale e urbano che insieme creano un intreccio polifunzionale di ampio respiro. Il Parco delle Mura e delle Acque è un progetto che racchiude e comprende una struttura sviluppatasi nei secoli, grazie al continuo intervento dell’uomo sul territorio urbano, per domare le acque dei fiumi e per proteggersi dai nemici esterni. 

10 da PADOVA NET, op. cit.

Oggi le Mura Veneziane di Padova delimitano il centro storico dalla periferia esterna ma, di fatto, questa barriera urbanistica non è più impenetrabile come in passato, anzi è divenuta una membrana osmotica che favorisce lo scambio socioeconomico umano e quello ecologico-naturalistico tra dentro e fuori.

Tale barriera permeabile rimarca la rilevanza territoriale del progetto che non è più visto soltanto come soluzione ai problemi urbanistici, ambientali e culturali della città di Padova, ma diviene lo snodo su cui gravitano una rete di percorsi e connessioni su scala urbana, ma anche extraprovinciale e di fatto anche extra regionale.”

Come vedremo più avanti, si può osservare come nel Piano del Verde non vi sia alcun riferimento alle interconnessioni con la rete tranviaria esistente/in corso di costruzione (v. Fig. 10).
 
   

Fig. 7

Piano del Verde:

Parco delle Mura.

Non vi compaiono i tracciati del canale Alicorno e il corso del vecchio Piovego (Canale di S. Massimo), attualmente interrati.

Evidenziati, con cerchi campiti in verde, il Parco Basso Isonzo e il Parco Europa, parti integranti e potenzialmente connesse al Parco delle Mura.

c) Il Piano della Mobilità Sostenibile (PUMS) di Padova

 

Per contro, del potenziale ruolo urbanistico del Parco e dell’imponente sistema di ciclabili che su esso converge, non vi è invece traccia nel Piano della Mobilità Sostenibile (PUMS di Padova, in corso di elaborazione dal 2019) che coinvolge i Comuni delle Conferenza Metropolitana di Padova (CO.ME.PA.).11

 

Nonostante che nel PUMS, oltre alla mobilità ferroviaria e automobilistica, sia ampiamente trattato il presente e il futuro della viabilità ciclabile della città e del suo hinterland provinciale, non si fa parola né vi è rappresentato il sitema verde-blu, come lo definisce il PI.

Sembra infatti che l’entità del sistema dei fiumi e dei canali e dei parchi, non rappresenti un attore di rilievo nelle prospettive di un ridisegno della mobilità del domani.

Negli elaborati grafici – come si vede nelle poche planimetrie che possiamo mostrare in questo articolo –

11.  Al CO.ME.PA aderiscono, oltre al comune capoluogo, i comuni della provincia di Padova (Abano Terme, Albignasego, Cadoneghe, Casalserugo, Legnaro, Limena, Maserà di Padova, Mestrino, Montegrotto Terme, Noventa Padovana, Ponte San Nicolò, Rubano, Saccolongo, Saonara, Selvazzano Dentro, Vigonza, Villafranca Padovana) e il comune di Vigonovo (Città Metropolitana di Venezia). Cfr. In articolo su Il Mattino di Padova del 22.9.2023, M. Giacon riassume la discussione del CO.ME.PA, il giorno precedente, sul Piano delle Mobilità per la Grande Padova. Richiesta l’estensione delle linee: SIR 1, da Maserà sino a Vigodarzere e SIR 2 da Rubano sino a Vigonza; per la SIR 3 è già in programma il prolungamento verso Sud sino a Ponte S. Nicolò e Agripolis (Legnaro). Una buona parte dell’ambito territoriale del Parco ne sarà coinvolto.

Fig. 8

Il PUMS (in corso di elaborazione, 2023). Quadro degli INTERVENTI ALLA RETE CICLABILE. L’immagine visiva del piano delle ciclabili, graficamente assai curata, indica in verde i principali interventi per la rete ciclabile.

Sono anche evidenziate, in violetto-azzurro, le “DIRETTRICI CICLOVIE DELLA PROVINCIA DI PADOVA” che sono tutte lungo il corso della rete fluviale e canalizia;

   
in senso orario da Sud: Bacchiglione, Brentelle, Brenta, Piovego-S.Gregorio, Scaricatore e Battaglia.La mappa sembra anche densa di altri tracciati azzurri, e parrebbe indicare una moltitudine di corsi d’acqua, in azzurro appunto. Non è così: si tratta delle strade con limite di 30km/h: un vizio grave per la lettura visiva della mappa.

Fig. 9

Piano degli interventi.

Piano della Mobilità Sostenibile (PUMS)

di Padova.

In verde la consistente rete delle piste ciclabili con evidenziati i tratti da completare.

Il Parco delle Mura e il sistema fluviale non sono rappresentati graficamente, comparendo a tratti solo i nomi di fiumi canali, in caratteri azzurri.

Fig. 10

La rappresentazione del Piano del Verde con sovrapposte indicativamente le tre linee e le stazioni di testa extraurbane.12

Il Piano non esplicita le sue relazioni col sistema tranviario, esistente (SIR 1) o in corso di costruzione (SIR 2 e SIR 3) (ottobre 2023).

12.  Dal sito ITALFERR, 2019   https://www.italferr.it/content/ italferr_nd/it.html

 

non vi è alcun riferimento al Parco delle Mura e delle Acque, né indicazione degli accessi al Parco stesso e dei parcheggi a servizio. Anche nella relazione non compaiono, non sono neanche menzionate, le relazioni del sistema viabilistico con quello della rete dei corsi d’acqua.

Né le Mura veneziane, né i fiumi e i canali, sono rappresentati graficamente; per questi ultimi, comparendo a tratti solo i loro nomi, in caratteri azzurri.

E’ anche indicativo che, essendovi come è noto, centinaia di km di pittoresche e salubri ciclabili già in funzione lungo il sistema verde-blu del Veneto centrale, la parola ‘fiumi e canali’, nelle oltre 160 pagine di relazione, compaia una sola volta (alla pag. 96), a proposito dei raccordi della rete ciclabile padovana con le ciclabili nazionali nell’obiettivo, espresso in modo succinto, di: “Completamento della rete ciclabile di valenza territoriale destinata alla fruizione ludico-ricreativa che si sviluppa lungo fiumi, canali e che nella sua estensione oltre il territorio CO.ME.PA. e della provincia di Padova,

potrà trovare le connessioni con le ciclovie di

rilevanza nazionale (Ciclovia Adriatica, Ciclovia VenTo).”

Inoltre, analogamente a quanto abbiamo osservato per il Piano del Verde, anche nel PUMS sembra essere trascurate le potenzialità delle connessioni del sistema Parco Mura&Acque e della mobilità slow con le tre linee tranviarie esistenti/in corso di realizzazione.

 

Conclusioni sui tre Piani

In sintesi, da questo rapido excursus sui contenuti dei tre piani descritti, pur essendovi nella relazione del PI una chiara attenzione alle relazioni tra il sistema verde-blu e il Parco delle Mura, non altrettanto interesse sembra sia rivolto alle modalità con cui i flussi del tempo libero-mobilità dolce e del turismo sostenibile, in gran parte lungo i corsi d’acqua, si relazionino al sistema ciclabile lungo le Mura e ai percorsi pedonali in quota che si auspica siano attivati in buona parte di esse e ai relativi hub di accoglienza e informazione.

Dal PUMS emerge in particolare come la presenza del Parco e il sistema acque non siano presi in considerazione, essendo del tutto trascurata la potenziale presenza del Parco rispetto alla città e alle estensioni del parco medesimo nel sistema del verde e dei percorsi lungo i fiumi, sede dei più frequentati itinerari pedo-ciclabili del Veneto centrale.
Una carenza singolare, essendo i tre piani stati interamente promossi e concepiti (per il PUMS, Padova, il Comune capoluogo, è evidentemente protagonista) dalla stessa Giunta oggi in carica; che comprende anche Coalizione Civica, il partito più “verde” dell’attuale Amministrazione.
In effetti, come già indicato nella premessa del prof. Barausse a questo numero di Galileo, anche da queste contraddizioni sembra emergere l’indifferenza dell’attuale maggioranza in Giunta a far propria con intenzionalità e determinazione le valenze urbane e territoriali del grande disegno ecologico e culturale del sistema “Parco delle Mura e delle Acque”.

I valori del Parco

 

Ma è sempre più evidente che al di là del tema della conservazione e valorizzazione delle Mura del ‘500, il maggiore sistema fortificato rinascimentale in Europa e nel mondo pervenutoci ancora pressoché integro (per quanto non valorizzato e conosciuto a livello locale e nazionale), si leghi in modo indissolubile alla rete delle acque.

Sistema che, assieme all’impianto romano, storicamente costituisce una delle matrici della città, strettamente legato all’ideazione e costruzione delle mura stesse sia in periodo medievale che nella riforma del sistema difensivo da parte di Venezia dopo l’assedio a Padova di Massimiliano nel 1509.

Ma, negli ultimi decenni, il tema eminentemente culturale della valorizzazione del monumento si sta coniugando in modo più stretto con un’accresciuta attenzione alla salvaguarda dei sistemi naturalistico-ecologici territoriali, di cui la rete delle rive, delle acque e delle colture collegate è parte integrante ed essenziale.

Tutto ciò in sintonia con nuove forme di coscienza ambientale e nuovi indirizzi di sostenibilità: sentimenti e preoccupazioni sempre più generali e diffusi, per l’aggravarsi di inquinamento e malattie conseguenti, isole di calore, eventi meteorologici estremi.

Ciò in particolare a Padova e nella rosa dei

comuni contermini, non solamente nella logica dell’interesse pubblico nella formazione di un sistema di aree verdi e di servizio all’interno delle fasce più dense e inquinate della città e dei centri limitrofi, ma anche e soprattutto per le potenzialità che tale sistema può offrire connettendo la rete del verde urbano con i quartieri periferici, offrendo nuove possibilità di fruizione, anche a fini di un diverso turismo sostenibile, per l’intero territorio provinciale e regionale.

Una ricca possibilità di percorsi che a partire dagli 11 km della cinta rinascimentale si irradi lungo i corsi d’acqua all’hinterland periurbano dalla riviera del Brenta, ai comprensori del Muson e di Camposampiero, ai meandri del Bacchiglione, al canale di Battaglia e al Parco

dei Colli euganei, alle città termali del basso

Bacchiglione sino a Piove di Sacco, Chioggia e ai parchi del delta del Po.13

 

Il tema del Parco non è quindi affatto riducibile alla conoscenza, restauro, manutenzione e valorizzazione del sistema monumentale.

Ma è il ben più complesso problema progettuale e urbanistico di restituire alla percezione pubblica la possibilità di una felice coesistenza della parte monumentale Mura con gli attuali sistemi insediativi e la complessità e ricchezza geografica, culturale ed ecologica del sistema delle Acque, ancora oggi in gran parte sottovalutata.

 

 

Necessità di un approccio multidisciplinare

 

Infrastrutture, insediamenti complessi e stratificati, architetture, accessibilità, parchi e servizi sono in stretta relazione nel loro legame antico e ancora stabile con il complesso sistema idraulico del Veneto centrale.

13.  Cfr. Galileo n. 254, sett-ott 2021, pagg. 26-46.

Come sottolinea l’articolo del prof. Veronese in questo numero, ogni approccio settoriale rischia di portare a interventi inutili e contraddittori, o addirittura controproducenti.

Sappiamo inoltre che buona parte delle opere (infrastrutture, costruzioni, ma anche regolazioni idrauliche poco attente e non tempestive, manutenzioni sbagliate) possono produrre effetti paesaggistici ma anche ambientali alla lunga negativi e difficilmente reversibili.14

È dunque richiesto uno sforzo multidisciplinare per affrontare il tema del Parco in questa visione ampia, in cui devono essere chiamati studiosi esperti che uniscano le competenze delle scienze dell’urbanistica, dell’ingegneria, dell’architettura, del restauro a quelle  dell’idraulica e alle più generali delle scienze

ambientali, dell’ecologia e delle scienze naturali, essendo fuorviante e potenzialmente negativo un approccio che si muova a partire dalle finalità di una sola di queste discipline.

 

Purtroppo sembra si stia operando all’esatto opposto.  

14.  Per esempio, l’accumulo di fanghi e sedimi con l’innalzamento del livello medio di flusso, con conseguenze anche sulle Mura; la proliferazione eccessiva di flora acquatica, etc.; o, come si è osservato in una delle conferenze organizzate dal prof. Barausse, lo sfalcio meccanico di scarpate, rive dei canali, parchi pubblici, bordi e rilevati stradali, senza pulizia preventiva di materiali (rottami, plastica, lattine, etc.) produce un deposito, anno dopo anno, di materie sminuzzate dalle falciatrici che rende quei terreni altamente inquinati e in modo permanente. L’erba si rinnova, plastica e rottami si accumulano e rimangono.

I finanziamenti ci sono, ma vengono utilizzati in modo settoriale. In particolare nel restauro delle mura tot-court, nella sicurezza idraulica o nella piantumazione random di nuovi alberi, come in effetti abbiamo visto negli ultimi anni.

 

 

Gli interventi, pubblici e privati, lungo gli 11 km delle Mura

 

L’entità dei settori urbani delle Mura e delle aree contermini, per i quali negli ultimi cinque anni sono conclusi, finanziati o in corso lavori - pubblici o privati - non può che lasciare meravigliati.

Anche perché questo Parco che, poco a poco, sta nascendo, per gran parte non è fruibile. Non è illuminato, la gestione è assente o del tutto estemporanea/frammentaria, ma soprattutto non viene pubblicizzato. Per esempio, il recente restauro delle mura dal torrione della Gatta, ai bastioni Moro I e Moro II e dell’Impossibile (3 km di mura), li vede oggi separati tra loro, inaccessibili al pubblico e quasi mai utilizzati; tutti e quattro chiusi e recintati.

Fig. 11

Parco delle Mura –

Quadro degli interventi pubblici e dei maggiori tra quelli privati, conclusi, in corso, in programma negli ultimi anni.

 Aggiornato a ottobre 2023 (gruppo Coord. Parco Mura&Acque)15

15.  Il Coordinamento opera dal 2018. Cfr. Galileo n. 263, op,cit.
 

 

 

Per converso, sembra che la fascia verde delle Mura che per vincolo della Soprintendenza non può che rimanere ‘verde di rispetto’, per il mercato immobiliare e il commercio stia fungendo da attrattore (per es.: nuovi edifici residenziali “con vista sulle Mura del ’500” (inizio via Sambin, via Sarpi, via Cernaia, via G. Bruno, via Manzoni), bar e ristoranti lungo il parco (Bassanello, via Sarpi e molti altri), tre supermercati e un McDonald, sempre in via Sarpi-via Sambin; supermercato con vetrate sul bastione (Sacra Famiglia).

Le mura ci sono, qualche albero, si sfalcia l’erba… ma il Parco in effetti è ben lontano da essere tale, pur essendo già un fattore di promozione immobiliare.

 
   

Fig. 12

 

La fruibilità e la continuità del Parco

In molti paesi europei, ma anche in diverse città italiane, coscienza civica e nuove, più aperte, concezioni dei parchi da ormai molti anni vedono giardini, canali, edifici pubblici convivere felicemente, uniti gli uni agli altri, senza necessità di divisioni e recinzioni.

A Padova sembra che, oltre a quelli privati, ogni edificio di Ente pubblico, che siano opere idrauliche, depositi, uffici, o strutture scolastiche o sanitarie, debba rimanere blindato in un proprio recinto di ferro o di cemento, difeso da divieti, targhe e segnaletiche a profusione.

Quando invece sembrerebbe che - e proprio nella stessa Padova è dimostrato, lungo i bastioni Impossibile e Moro I, nella fascia esterna alle mura - “fossa”, fossati e acque possano coniugarsi senza necessità alcuna di queste anacronistiche misure di sicurezza e della straripante segnaletica che le accompagna.

Fig. 13 - 14

Fig. 15 - 16

 

Fig. 17 - 18

 

Fig. 19

 

Fig. 20

Fig. 21

Il Comune? Il Comune potrebbe infine dimostrare, a partire dai numerosi lotti e fabbricati di sua competenza lungo le Mura, la volontà di fare un Parco all’altezza dei tempi e alle aspettative per cittadini e visitatori di una città d’arte di livello europeo. Per incorniciare degnamente l’Urbs Picta, mettendo in atto le elementari misure necessarie per porre fine a questa abitudine inveterata e obsoleta - forse comoda per la gestione giornaliera ma avversa a un uso sociale e ai più elementari requisiti paesaggistici del Parco - di dover tutto chiudere, recintare e vietare.

L’operare del Genio Civile nella sicurezza idraulica e nella manutenzione più elementare delle rive, come indicato anche nell’articolo di Lisa Zecchin in questo numero, è un altro esempio. Le città d’acqua sanno convivere con i loro canali, Venezia – non un metro di rive difeso da parapetti – ne è esempio.

Tutti i comuni dell’hinterland hanno attrezzato i loro percorsi del tempo libero e del turismo sostenibile; ma giungendo a Padova questi

percorsi dove approdano arrivando nella città,

nella madre dei corsi d’acqua che accompagnano i cittadini e visitatori arrivando? In un luogo che non c’è; che non è visibile e non è vistabile, non illuminato,16 composto da una catena di aree recintate e inaccessibili, come si è visto, ciascuna chiusa nelle sue funzionalità.

 

 

Il raccordo tra gli Enti preposti

 

E’ evidente quanto sia indispensabile una stretta collaborazione tra gli Enti primari, a partire dalla Regione e dalla Provincia e dagli Enti preposti alle Acque (genio Civile, APS e Consorzi di bonifica).

E, a seguire, gli Assessorati del Comune (in primis Cultura, Urbanistica, LLPP-Parco Mura e Verde) che - nonostante i ripetuti appelli, anche sulle pagine di questa rivista - sembrano invece continuare ad agire ciascuno per proprio conto.

Almeno da quanto è dato cogliere dall’informazione che circola, principalmente i quotidiani locali e Padova Net , non essendovi da parte del Comune alcuna continuità di

16.  E’ dall’Amministrazione Bitonci (2014-2016) che il Comune promette un’illuminazione appropriata del sistema bastionato. Alcuni prototipi di prova sono stati istallati nel settore sud delle Mura (2023).

coordinamento e d’informazione sul progredire dei piani e degli interventi riconducibili alla formazione del Parco, il cittadino medio di queste problematiche rimane disinformato e di conseguenza insensibile.

Sembra assurdo che un obiettivo come quello della valorizzazione di questo grande risorsa - un Parco di preesistenze, monumenti insigni e pittoreschi corsi d’acqua, un sistema ecologico innovativo e al passo dei tempi, come si è detto - non venga debitamente illustrato ai cittadini e pubblicizzato.

Laddove questo parco invece, rendendolo noto e mettendolo in uso, potrebbe divenire un merito storico per questa Amministrazione e un fiore all’occhiello per la Giunta e per l’intera città.

E’ infatti difficile sostenere che il recupero delle Mura come Parco (e non limitato al solo restauro) possa trovare un esito senza prevedere usi credibili e integrati - oltre l’aspetto culturale-contemplativo - dei circa 2 milioni di metri quadri di aree che il sistema fortificato-canalizo coinvolge.

Cio’ comporta ovviamente la necessità di idee e indirizzi per la fruizione e la manutenzione del sistema stesso.

Il monumento non può essere conservato nel tempo se non s’individua un modo di usarlo; i restauri delle Mura rischiano di essere continuamente ripetuti in un’alternanza tra

costosi lavori e nuovo degrado.

Occorre trovare forme di riuso stabile delle Mura stesse e del parco contiguo e renderlo agibile alla popolazione.

L’esempio del torrione Rotonda, usato per spettacoli all’aperto e dei Giardini dell’Arena (Torrione omonimo), del pur criticato Giardino delle Rose a S.Giustina, probabilmente debbono essere migliorati; ma hanno dato alle città luoghi collettivi originali e d’indubbio interesse sociale.

Le sempre più frequentate ciclabili lungo i canali sono un altro valido esempio.

Discorso analogo per la manutenzione continua e onerosa di fiumi e canali.

Un sistema di fruizione richiede idee ed opere concepite in una logica di recupero fisico e sociale lungimirante e credibile che assicuri in

primo luogo il loro uso sociale e di conseguenza la loro gestione e manutenzione.

Il progetto di un percorso in quota, continuo anche sulle brecce, per la fruizione, manutenzione e sorveglianza, assieme alla localizzazione degli hub di informazione e servizio, come si è detto, potrebbe essere l’azione iniziale.

Se i tempi sono maturi e si vuole realmente questo Parco, se vogliamo che i buoni intenti di tanti studi, del PI e del Piano del Verde non siano destinati a rimanere solamente nei libri, nelle planimetrie e nelle relazioni, è necessario individuare strategie di coinvolgimento di tutti gli Enti che partecipano alle trasformazioni e alle manutenzioni del sistema facendo convergere tutti gli sforzi verso questa ipotesi di riuso complessivo.

E’ necessario che ciascun Ente, a partire dal Comune di Padova e sotto la sua regia, cessi di operare nel suo ambito settoriale, ma occorre innanzitutto che la cittadinanza prenda

coscienza delle potenzialità di questo sistema e

della convenienza pubblica a prenderlo in carico.

In mancanza d’iniziative in tal senso da parte delle Amministrazioni provinciali e regionali, probabilmente solo l’Università è in grado di sistematizzare le conoscenze e di fornire concreti indirizzi per avviare questo percorso.

 

 

Conclusioni

 

La sempre maggiore consapevolezza della precarietà degli equilibri climatici, l‘incremento dei fattori inquinanti e le conseguente ricadute sulla sulla qualità degli habitat urbani e sulla salute pubblica, pongono in un’ottica nuova e stringente l’opportunità di realizzare nel medio e lungo periodo l’obiettivo eco-urbanistico di uno sviluppo, in continuità ecologica e fruitiva, del Parco delle Mura delle Acque.

Il progetto rappresenta una formidabile valenza, oggi inespressa; che potrebbe però

permettere un salto di qualità tanto per la città

di Padova che per le veloci conurbazioni

corso nel suo hinterland.

In questa prospettiva dovrebbero inserirsi gli  interventi sulla cinta veneziana cercando in primo luogo, oltre all’evidente necessità della manutenzione del monumento, la continuità del tessuto vitale - paesaggistico ma anche naturalistico e biologico - che accompagnandosi ai corsi delle acque può formare una rete di verde e di percorsi verdi di originale ed eccezionale qualità, capaci di un innalzamento notevolissimo della salubrità e qualità psico-sociale dell’habitat.

In tale prospettiva, la valorizzazione del sistema delle acque che origina e che accompagna le imponenti fortificazioni cinquecentesche di Padova, la sua tutela e regolazione, la capacità di assicurarne la salute biologica, costituiscono il fattore primario per il successo dell’idea del Parco.